MARIA ZAMBRANO – LA FIAMMA
11 gennaio 2012
Questa prima parte de LA FIAMMA, nella traduzione di Elémire Zolla (“Conoscenza religiosa” 1977, 4) fu dedicata da María Zambrano in morte della comune amica Vittoria-Cristina (Campo). Compare ora, nella diversa traduzione di Elena Laurenzi, in María Zambrano, Dell’Aurora, Marietti, Milano 2000. Ragioni fonosimboliche e ritmiche mi hanno fatto preferire la prima versione, da me incisa nel 1994.
LINDSAY KEMP – REVES DE LUMIERE 1997
7 gennaio 2012
REVES DE LUMIERE (Venezia 1997). I sogni sono anche incubi, delirii, fallimenti di un’età postuma e globale. Ma le mani di Kemp sempre tengono l’energia, i piedi tengono la terra, ‘sciando’ come nel teatro Noh, la testa ovale irradia consapevolezza. Il prana emanato conferisce la magia del movimento che sempre fluisce senz’angoli e in ogni direzione.
Kemp è il dolce eroe della non-parola (mai), dell’arcaico “sorriso degli dei” (Genet). Il suo canto inudibile è qui un inno nello strazio del cigno che affonda (Nuria Moreno), il volo d’Icaro (Nijinskij che vuol essere dio), o l’Angelo dalle immense ali che brucia (come le rovine da cui fugge l’Angelo di Benjamin) e lentamente si riconsegna alla terra. Continua a leggere…
POETA CONTRO NATURA
7 gennaio 2012
Nei Comizi d’amore (1965), Pasolini intervista anche Ungaretti su cosa pensa di un uomo che “va contro natura” (l’omosessuale), ma la risposta del poeta è spiazzante e terribilmente ‘vera’. Ogni uomo è diverso da un altro, risponde, e in primis il POETA, evidentemente inteso come ‘poieta’: chi costruisce aggredisce la natura. La natura dell’uomo è di distruggere la natura: diciamo la sua “seconda natura”. Ma non è possibile che si formi una ‘terza natura’ nell’uomo, tale che egli non sfasci la natura, ma soltanto con esse operi delle circoscritte trasformazioni ? Di tale possibilità hanno parlato tutti i grandi filosofi e mistici, e a questo limite si erano fermate, prima dell’invasione capitalistica, tutte le civiltà, piccole e grandi (incluse la cinese, l’indiana, la Nativamericana, etc)
MARIA ZAMBRANO – I BEATI
2 gennaio 2012
Nei primi anni 90 leggevo tutto di María Zambrano, era il suo tempo, il tempo della fine del suo esilio di 40 anni, e quello delle ultime opere, distillato di una vita di meditazioni, di “ragione poetica” come cifra della sua filosofia, giusto prima che finisse il millennio. Più ancora dei Chiari del bosco, mi colpì I Beati, una summa di distinzioni e connessioni fra le figure del “saggio”, del “santo” e del “beato”. C’è una tale pregnanza nella parola zambraniana (qui in bella traduzione di Carlo Ferrucci, Feltrinelli 1992), che la rende fragile e possente come fosse appena nata, e invece è l’ultimo stadio alchemico, dove sono consumate la tradizione classica, soprattutto stoica, con quella cristiana, soprattutto mistica. Los bienaventurados sono qualcosa di meno dei beati evangelici, ma forse aiutano a raffigurarli in qualcosa di più comune e terreno, a me ricordano i ‘matti’ scoperti dall’antipsichiatria negli anni 60, e anche gli artisti, i poeti beat, i sadhu indiani…
In quegli anni così decisi di leggere e registrare questi brani, perché tutto in occidente passa via con la moda, e invece così, su youtube, in questo àkasha o magazzino cosmico, tornano spero udibili e condivisibili. Non ho immagini plausibili dei beati, dei “poveri di spirito”, cioè completamente aperti allo spirito: ho dovuto usare foto di teatro, perché ormai solo il Teatro può trasmettere la Vita. Le mie fotografie scorrono comunque solo quale supporto tecnico alla voce, che a sua volta è solo un supporto della scrittura zambraniana.
FERLINGHETTI su DYLAN
1 gennaio 2012
AUGURI 2011-2012
19 dicembre 2011
TEATRO VALLE ROMA-ORCHESTRA MALANCIA
13 dicembre 2011
Al Teatro Valle occupato di Roma, 29 dicembre 2011, un momento magico di musica fino a notte inoltrata (dopo la Festa a Monicelli in piazza Madonna dei Monti) regalato dall’orchestra di fiati e bandoneons Malancia:
FESTA A MONICELLI-ROMA
13 dicembre 2011
29 novembre 2011. Candele sugli scaloni della fontana in piazza Madonna dei Monti, un cerchio di gente attorno ai fiati per Monicelli, una ‘squadra’ affigge la targa “PIAZZA MARIO MONICELLI – MUOIONO SOLO GLI STRONZI”, mentre i fiati intonano Pecura mia. Grande commozione e ironia insieme. Continua a leggere…
LA ROTTA DEL MONDO
13 dicembre 2011
Provo a condensare il mio intervento di 4 minuti (infine saltato) al ben organizzato Convegno del 9 dicembre “La via d’uscita” – anche se ci vorrebbe almeno un libro. Ho negli occhi il simultaneo volto raggiante di Angela Merkel a Bruxelles, e il capo inclinato di Rossana Rossanda a Firenze. Vincitrice la prima, vinta la seconda. Rossanda torna oggi sul Manifesto per “Tre riflessioni urgenti”, con l’eufemismo “riformista” di un “noi” erede della sinistra storica e interprete dei movimenti attuali: “colpire la finanza con una tassazione forte, colpire gli alti patrimoni, reintrodurre un controllo dei capitali in direzione opposta alla formula tedesca, ridare fiato agli organismi comunitari, ricondurre la Bce a quelli che dovrebbero essere i suoi fini, riformare un gruzzolo, oggi dovunque scomparso per la crescita. Crescita vuol dire occupazione”. Tutto questo è il desiderio di tanta popolazione onesta, ma non è certo riformismo, è il programma di un partito rivoluzionario – con nessuna possibilità di attuazione. Pura testimonianza, nella coscienza della sconfitta culturale prima che politica della sinistra, che non ha saputo leggere in tempo lo tsunami neoliberista. Com’era bello, vivo di lotte e obiettivi da raggiungere il tempo dei Trenta gloriosi (1945-1975) ! Poi si è scatenato qualcosa fuori da ogni controllo. Nemmeno la vincitrice di Bruxelles infatti, e con lei l’Europa e i governi del mondo sanno come prendere il toro per le corna. Suicida viene da molti analisti definito il patto fiscale europeo, l’ostinazione elitaria della Germania, la manovra recessiva Monti, la porta in faccia di Cameron, lo stampare moneta di Obama, il mancato accordo sulla riduzione dell’inquinamento a Durban. La sindrome di Tina (“non c’è alternativa”) è planetaria, vincitori e vinti, governi e popoli sembrano condividere la stessa impotenza.
Ma è davvero impossibile un’altra narrazione, un’altra immaginazione, un’altra “fede” ? La filosofia di Marx non era solo lotta di classe, era un orizzonte di trascendenza, una (buona) “fine della storia”. Ora la riduzione di ogni pensare al simbolo penitenziale del debito per il godimento (coatto) del trentennio precedente (Cristian Marazzi e Ida Dominijanni) “ci trasforma tutti in soggetti colpevoli”, che devono scontare. Ma un pensiero critico riconosce questi meccanismi, e potrebbe aiutare a risolvere le false alternative crescita/decrescita o democrazia rappresentativa/diretta – se fosse messo a contatto di gomito con esse. Uno dei problemi pervasivi oggi è non solo la contrapposizione identitaria di gruppi, ma la separazione dei problemi, l’assenza reciproca di ascolto fra teorici e politici, la poca biodiversità culturale. Bene Ginsborg con Landini, ma occorre osare di più. Perché non anche Tronti e la Dominijanni e qualcuno del no-tav ? Ogni volta ritrovo più solo l’instancabile Guido Viale, e meno ‘traducibile’ il suo sistema ecologico, la sua perfetta razionalità. Occorre sia il fegato che il cuore e il cervello, per liberarsi dalla paura, e dalla colpa dello sfruttamento capitalistico. Occorre chiedersi se la crisi dell’Europa sia dovuta ai macigni della sua razionalità, unico continente il cui “sacro” è la moneta stessa (vedi dossier su politica e religiosità in Liberazione di ieri), e il suo oro ariano. Si potrebbe scoprire che forse c’è una razionalità nelle sue scelte di fatto di decrescita – un deterrente all’immigrazione extracomunitaria – e intraprendere un altro cammino, fra natura e solidarietà planetaria.
Europa, Scilla …
24 novembre 2011
Europa, Scilla o Cariddi
Oggi non voglio parlare come uno dei 99% indignati (che persino i Presidenti dicono aver ragione). Vorrei scendere negli abissi del migliorismo tecnocratico, e rispondere a Barbara Spinelli (Repubblica 23 nov) che siamo fra Scilla, la Finanza e Cariddi, la Povertà planetaria. Sposterei così i termini del suo bellissimo articolo, che non esce dall’ideologia Europea, quella che ha origini lontane, nella stessa Grecia con Platone, cioè con la scissione insanabile fra Anima e corpo. Se la “democrazia” ateniese di allora è l’ideale riferimento per la migliore Europa Federale di oggi, non si esce da una Kultur prussiana, nel migliore dei casi weimariana (come Spinelli paventa), qualcosa di completamente inadeguato a rifondare un’Europa. L’Europa (compresa l’Italia) infatti non vuole ideologicamente rinunciare al suo stile ‘massonico’, mentre è già “fuori di sé”, all’interno dei G20 e di tutti gli altri, e tutti insieme all’interno di uno squilibrio planetario delle risorse. Per aiutare l’Europa a non rifare gli anni 30 e 40, occorre che essa si pensi nel mondo, che si confronti, che negozi valori e misure ecologiche nel contesto planetario. Eppure gli staterelli europei, per paura di perdere l’elettorato interno, non vogliono rinunciare alle loro “identità” nemmeno per fare gli Stati Uniti d’Europa, proprio come una Padania che snobba l’Italia.
Ma se devo essere ecumenico (come il governo Monti), voglio l’impossibile: il 99% e l’1% insieme, dai precari ai massoni, tutti credo non possiamo oggi avere altro compito che trasformare il modello di crescita fondato sullo sfruttamento delle risorse e del lavoro in un modello di sviluppo umano equilibrato. E’ difficile pensare che questo Parlamento, o il governo Monti, o le sinistre siano in grado di affrontare un tale mutamento di paradigma. Mentre il 99% è punito, perché senza rappresentanza. Il paradosso è che proprio i governi, la Bce etc stanno andando in tale ‘giusta’ direzione, con le misure restrittive che adottano di fatto accelerando quella Decrescita che affermano di non volere. Perciò ogni momento è kairos, favorevole, basta vincere la paura di perdere la “propria” (bloccata) identità e tuffarsi nel mondo, parlare, associarsi e organizzare i percorsi per le necessarie trasformazioni sociali e territoriali, per un Paesaggio vivibile.
JAMES HILLMAN – LA POTENZA DELL’IMMAGINAZIONE
3 novembre 2011
Dopo Steve Jobs, pioniere delle protesi comunicative nel terzo millennio, è andato via James Hillman.
Il messaggio “restate folli, restate affamati” del primo forse non è così diverso dal “fare Anima” di Hillman, che ha mostrato quasi da sciamano la resistenza delle immagini archetipe nella nostra anima. Continua a leggere…
FASTIDIOSE UTOPIE
31 ottobre 2011
FASTIDIOSE UTOPIE
L’articolo di Paolo Cacciari Come si esce dall’economia del debito (Manifesto di sabato) illumina una sua ‘performance’ al seminario di Ferrara (25 settembre), in cui invocava l’unica cosa che manca alla sinistra: “una soggettività politica che abbia il coraggio civile e intellettuale di prospettare un sistema di valori etici e di regole sociali all’altezza dell’odierna crisi di civiltà”. L’unico modo di uscire dal debito (agli investitori) è non pagarlo, perché esso è inestinguibile – così come l’unico modo di uscire da un ricatto è dire apertamente la verità. Se ognuno di noi nasce con un debito di 30.000 €, l’unico modo di liberarsene è non accettarlo, infatti tecnicamente non è vero. Ma proviamo a vedere la cosa dal punto di vista della finanza. Se è vero (molte analisi concordano) che le misure imposte dalla Bce indebiteranno maggiormente gli stati cui essa concede prestiti, ci si può chiedere perché mai l’UE voglia il suo stesso declino – o è la Germania che vuole gli altri stati indebitati con lei ? O non da sola, sta negoziando con Cina India Brasile una cogestione del debito internazionale ? Ma al di là di questi rapporti, è possibile che la Bce, il Fondo Monetario etc non abbiano capito che un’economia fondata interamente sul debito e sull’ipoteca del futuro non può proseguire all’infinito, perché si allontana troppo dall’ecologia delle risorse (lavorative e naturali) ? O siamo noi, precari di un paese precario, a non aver capito che non è affatto così ? E cioè che questa non è affatto la crisi definitiva del capitalismo, e anzi i suoi settori di punta come bioingegneria, ricerca atomica e spaziale sono lanciatissimi e su di essi convergono i maggiori investimenti – il resto, produzione, consumi, umanità non importano. Se così fosse, il no dei precari e dei giovani occupanti Wall street o la Puerta del Sol sarebbe più che un bene comune un “male comune” – difficile comunque da curare. Se invece la Bce, l’Europa e tutti non ci credono, ma fingono di credere che il sistema del debito possa andare avanti indefinitamente, perché non possono dichiarare il crollo del paradigma metafisico e biopolitico (tutti i cittadini devono a priori essere indebitati) – allora le “fastidiose utopie” (ironizza Cacciari) hanno almeno un’altrettanta ragion d’essere: uscire dal Pil “mettendo la cura e la fruizione dei beni comuni al centro della nostra idea di società”. Ma questo non può essere frutto di una mera “soggettività”, Cacciari lo sa, ma conclude: “è urgente che qualcuno impartisca nuove istruzioni all’economia”. Qualcuno, o forse uno spirito più “oggettivo”, una necessità storica più forte delle password finanziarie – che bloccano i flussi in nome del profitto – la necessità di riconoscere nella donazione reciproca la vera linfa sociale – suggerisce Pierangelo Sequeri in Bene comune e dignità umana.
JOSE’ LEZAMA LIMA: dall’ex sito “lezama.it”
25 ottobre 2011
OCCUPIAMOCI MEGLIO DI NOI
16 ottobre 2011
OCCUPIAMOCI DI NOI
Non so se dire “purtroppo” non c’ero: lo sbandamento e la frustrazione delle centinaia di migliaia di “pacifici” porta a non rimpiangere di non esserci stato. Certo qualcosa di forte avrei vissuto di persona, ma l’interpretazione dell’insieme ? Ho visto tutti i filmati disponibili, che non sono la realtà, ma la rappresentazione dominante della realtà, quella mediatica politica, incentrata sugli episodi di violenza. Prima che interrogarsi sulla loro origine, diciamo che la loro sovraesposizione mediatica è un segno preciso della direzione in cui va il “sistema Italia”. Il Manifesto è una lodevole eccezione, Parlato ne accenna appena: “inevitabile” che accadessero (con il livello di disoccupazione galoppante), aggiungendo “è un bene, è istruttivo” che siano avvenuti. D’accordo. Ma quanti decenni di (auto)istruzione ci vogliono perché un movimento cresca abbastanza da creare gli strumenti immunitari necessari al suo consolidamento propositivo ? Qualcuno su facebook ha evocato l’efficienza dei vecchi servizi d’ordine del PC: ma non era solo quello, era un intero sistema simbolico, un ordine razionale che oggi non si danno – gli Indignati devono ricostruirsene uno. Ma non è possibile elaborare l’indignazione in proposte politiche nel corso d’un corteo – che, nel caso specifico, mi è parso ricco nel numero e nel “potenziale” ma sguarnito, torrenziale, povero di teatralizzazione. Non vorrei essere ingeneroso, ma Berlino, Londra, Bruxelles, e soprattutto la lunga esperienza di Puerta del sol e l’ultima arrivata, quella di Zuccotti Park (Occupy Wall Street), hanno mostrato una maturità organizzativa, gestionale, politica tuttora impraticate in Italia. In un semplice corteo non si decolonizzano vent’anni d’immaginario berlusconiano. Le due cose importanti che Naomi Klein ha detto al Parco: che il movimento per crescere deve mettere radici in un luogo e che decisivo è “come ci si tratta l’un l’altro”. Ecco, qui in Italia ci insultiamo, e a volte magari non vediamo l’ora di fare la manifestazione per tornarcene ai nostri ‘affari’…per cui non possiamo occupare, cioè abitare insieme un luogo, come al Cairo, come a Madrid, per riflettere, elaborare, produrre modelli cooperativi. Vorrei essere subito smentito (per esempio c’è il Teatro Valle occupato), e mi spiego: non è che manchi la generosità e l’entusiasmo, mancano la pazienza, la resistenza, il coordinamento, la radicalità. Sono vizi antichi del movimento italiano, e senza un’autoeducazione implacabile e condivisa non si potrà costruire il primo dei beni comuni, la fiducia nella forza politica collettiva.
QUALE CLASSE RIVOLUZIONARIA ?
8 settembre 2011
MA DOV’E’ LA CLASSE RIVOLUZIONARIA ?
Compagni, scusate – sono un pensionato da novecento euro al mese, proprietario dell’unica, modesta casa dove abito in campagna – posso dire “compagni” ? Lo so, a tanti non è dato nemmeno questo, non mi lamento della mia condizione, perché l’ho scelta. Esodo da qualsiasi carriera e dalla città – rimanendo uomo di lettere, perché è difficile cambiare davvero vita (a 65 anni col diabete). A quelli che sono rimasti in città – senza voce, senza ruolo, senza comunità (e sono milioni) dico “compagni”, perché a tutti la storia ha riservato un’analoga sorte di esilio. Cos’altro possiamo (dobbiamo) manifestare se non la nostra impotenza ? Quali altre manifestazioni, indignazioni, occupazioni, irruzioni sono più autentiche e politicamente più incisive ? Si dice Sbilanciamoci, si dice uniticontrolacrisi, si dice rete@sinistra, viola o arancione: uno dei problemi per la costruzione dei beni comuni è proprio la frammentazione, l’autoreferenzialità di gruppi sempre più “individui”. L’esilio è comune ai singoli, ma questi non formano una classe – nonostante i bei trattati di Negri a Agamben – se non nell’effimera gioia dei cortei.
Compagni, avevo studiato e mi era parso di capire che i rapporti di produzione cambiano quando sorgono nuove forze produttive, gestite da una nuova classe protagonista. Ora, o pensiamo che (già negli ultimi tre decenni) una nuova forza produttiva c’è, e si chiama finanza internazionale, che produce denaro per 10 volte la ricchezza mondiale (sempre misurata in Pil). Oppure pensiamo che no, questa finanza padrona degli stati è solo una malattia del capitalismo, che si deve curare – non con manovre depressive, ma con misure per un’ulteriore “crescita” del capitalismo, proporzionata all’occupazione, cioè al lavoro. Ed ecco tutte le ricette keynesiane da sinistra, che talvolta giungono a denunciare le manovre della Bce – le quali appaiono, paradossalmente, esse sì orientate a una “decrescita” ! In tutta questa entropia, se non vogliamo credere alla finanza come classe rivoluzionaria, ciò che è invisibile è proprio un’altra classe, che incarni un nuovo modo di produzione. Forse c’è, Guido Viale non si stanca di evocare sinergie e sperimentazioni orizzontali, ma è una classe che non si smarca dal mercato, non si staglia come alternativa – nei beni prodotti, nel modo di produrli, nel modo di venderli. Dovremmo scovarla, imputarla alla trasformazione, trasmettere esempi ecologici, oltre ad essere creativi nel web. Dovrà cambiare il vocabolario, e quindi il pensiero: nell’immaginario anche dei più indignati di noi è assente l’inoperosità, l’ozio in comune, la poesia – cioè la costituzione dell’uomo, diceva José Martí.
IL CIELO APERTO DEL CORPO – Fabia Ghenzovich
4 settembre 2011
ALL’ASCOLTO DEL CORPO PROFONDO
“Questo libro è corpo vivo – scrive Chiara De Luca presentandolo (Kolibris, Bologna 2011) – che di pagina in pagina si schiude, chiarisce e svela nella pace del foglio bianco, restando vibrante e vivo sul finale aperto dell’ ‘Io inverso’, del corpo in versi”. Continua a leggere…
VERSO L’IMPLOSIONE
12 agosto 2011
Mancano persino le parole per un commento sulla crisi d’Europa, del capitalismo occidentale e mondiale, e sulla disperazione in cui interi popoli vengono abbandonati. Mancano le parole e abbondano le analisi, le ricette ma non la terapia – perché è troppo tardi, perché occorrerebbero immediate azioni (non quelle di Borsa), cioè decisioni politiche comunitarie radicali, a tutti i livelli. Ma nessuno ha il coraggio di cambiare la “rotta” d’Europa, come l’ha chiamata con efficacia Rossanda. I terremoti finanziari sono il brodo naturale per “i mercati”, ossia gli speculatori, gli “usurai” del debito, come scrive Tonino Perna – mentre ai politici il sentirsi tremare la terra sotto i piedi rinforza le risposte autoritarie, perché non c’è più il tempo di “fare filosofia”, si salvi chi può. Può far sorridere, se non fosse tragica, la retorica di chi si chiede come mai è potuto succedere un nazismo, quella volta, in Germania. Ma almeno di una cosa ci si può rallegrare: il capitalismo non ha più nemmeno i soldi per fare la guerra. Oggi Asor Rosa torna a gettare l’allarme, con qualche ironia verificando la sua prognosi su “un governo del Presidente”, che però è andato nella direzione opposta a quella da lui auspicata. Ma il Presidente serve solo a rassicurare i mercati sul proseguimento della rotta finanziaria. E’ come se in un affollato oceano navi, barche e barchette avessero tutte il timone bloccato in un’unica direzione, il neoliberismo, il massimo profitto privato – come se esistesse un luogo fisico dove realizzarlo. Un’idea folle, che non esisteva prima di Colombo. Le navi e barchette sono destinate ad andare in secca, se viene prosciugato il mare, cioè il benessere collettivo. Per contrastare tutto questo, per sbloccare quel timone e imboccare un’altra direzione, non basta ammutinarsi, occorre semplicemente prepararsi a una Rivoluzione, a un’altra meta – nulla è ancora successo, scriveva Kafka, questo non è più il tempo di aspettative, ma dell’attesa (dell’implosione), aggiuge Gianni Celati. Una rivoluzione comunitaria, informatica ed ecologica, forse. Che riparta da una gestione condivisa del territorio.
DECRESCITA O EVOLUZIONE ?
18 giugno 2011
DECRESCITA, TRANS-CRESCENZA, EVOLUZIONE
Metafore fra neoliberismo e gestione partecipata dei beni comuni
Il libero esercizio di critica serve a verificare i concetti e le metafore, cioè le parole-chiave che in un con-testo hanno valore vettoriale, dinamico, trasformativo. Ma Tiziano Cavalieri (Manifesto sabato 18) rileva “contraddizioni” nell’articolo di Viale (Manifesto giovedì 16), mi pare mostrando di non averne colto la portata. Vedo invece coerente alla direzione di Viale la parola “trascrescenza” introdotta da Ugo Oliveri (lo stesso sabato), a proposito della nuova gestione del comune di Napoli. Scriverei e direi “trans-crescenza”, perché anche il suono e il senso sono importanti. Un crescere che trasforma chi cresce, un che di biologico e anche simbolico, che riguarda il lavoro quale bene comune. Contro Viale, che nel suo articolo rifiuta il paradigma della “decrescita” in quanto “ambiguo, speculare a quanto ci viene presentato dagli economisti mainstream”, polemizza Paolo Cacciari (sullo stesso Manifesto di sabato), ribadendone la necessità in senso macroeconomico ed etico. Ma è proprio questo orizzonte del ragionamento che la visione di Viale intende superare, già nella sua formidabile invettiva e sfida alla logica finanziaria che strangola ora la Grecia e domani l’Europa: “il problema è se al passaggio obbligato del default si arriverà dopo aver spolpato lavoratori e popolo di tutto ciò che hanno conquistato nel secolo scorso e aver svenduto alla finanza internazionale tutto il vendibile…oppure se la dichiarazione d’insolvibilità arriverà prima, perché la mobilitazione popolare e il timore della sua moltiplicazione in molti altri paesi avrà imposto al governo greco e all’Unione europea un cambio di rotta”. Quindi fa l’esempio dell’Argentina, dove “lavoratori e comunità hanno preso in mano il destino di molte aziende”. Non perché essi siano in sé migliori, più eguali, sobri e virtuosi degli speculatori finanziari, ma perché, abbattendosi prima su di essi la scure economica, trovino la via d’uscita responsabile, apripista per gli altri. Facendo, come si dice, di necessità virtù, non di virtù necessità (che sembra la linea Latouche-Cacciari). La “conversione ecologica” di Viale è difficile da com-prendere, proprio perché argomenta col massimo raggio possibile l’utopia concreta dei nostri giorni, descrivendone la complessità di articolazioni, a partire da cittadinanza attiva e amministrazione locale (come suo referente più prossimo) fino alle scelte di governo e di governance mondiale. Autonomia energetica, gestione del territorio, agricoltura e riciclo rifiuti locali, implicano nuova ricerca ed educazione (“ciclo materiale e simbolico degli oggetti”), mobilità e consumi condivisi, etc. Non c’è campo in cui non si eserciteranno le virtù, personali e collettive, se il “pensare globalmente” è ecologico (non globale capitalistico), cioè quello del ricostruire, di far-bene-in-comune. E qui voglio ricordare il ruolo ‘costituente’ della poesia, dalla creazione di slogan di lotta alla memoria e alla rifondazione della comunità. Ne parleremo negli incontri dal 23 giugno al 24 luglio nell’ambito di una mostra fotografica sulla poesia performativa a Padova, S.Gaetano (info 3661565099).
FIUME DI POESIA A PADOVA
17 giugno 2011
Il Fiume di Poesia sta finalmente arrivando a Padova, lasciamolo scorrere
Ecco il calendario degli eventi, a partire dal 23 giugno: Continua a leggere…
JENNIFER CABRERA hechicera de La Palabra a la Giudecca
29 maggio 2011


